toccare il ghiaccio

muse

http://www.lastampa.it/2013/06/08/societa/montagna/un-museo-per-esplorare-i-segreti-dei-ghiacciai-NHkVm3IIqikdaZo1UiD9ZK/pagina.html

Dimenticate i classici musei cupi e polverosi, con le teche a raccogliere antichi reperti e le scolaresche annoiate a imparare (ma senza poter toccare con mano) l’evoluzione della specie o le grandi scoperte scientifiche. Il nuovo Muse – acronimo di MUseo delle ScienzE – che aprirà i battenti il prossimo 27 luglio a Trento, sarà un mondo a parte.


Non il solito museo che si «visita», ma un moderno science center alpino che si «esplora». Un luogo dove sapere teorico ed esperienza pratica si fondono al cospetto delle montagne, per un’esperienza sensoriale a 360 gradi: si potrà toccare il ghiaccio, passeggiare in un bosco, intervistare un ricercatore all’opera nei laboratori aperti al pubblico, costruire oggetti, fissare negli occhi l’uomo di Neanderthal.
A 50 giorni dall’inaugurazione, siamo andati a vedere in anteprima quello che diventerà uno dei più importanti musei scientifici d’Europa. Un progetto voluto dalla provincia di Trento e affidato a Renzo Piano. Un progetto museale, certo, ma anche di riqualificazione urbana di una parte di città, quella dell’ex area industriale Michelin oltre la ferrovia verso il fiume Adige. A lavori finiti, quella che sorgerà sarà una città nella città, progettata secondo criteri di sostenibilità ambientale e risparmio energetico, oggi imprescindibili. Che tradotto in pratica significa impiego di materiali locali (legno, vetro, pietra bianca, marmo rosso, zinco e anche l’ecologico bambù), fonti rinnovabili, pannelli fotovoltaici, sonde geotermiche. E un canale d’acqua ad abbracciare idealmente l’intero quartiere, in cui c’è spazio anche per abitazioni, uffici, negozi e servizi.
«Abbiamo lavorato dieci anni su questo progetto – ha spiegato Renzo Piano –. Non solo sul Muse, che è l’attrazione principale, ma sull’intero nuovo polo che comprende anche il Palazzo delle Albere, sede del Mart. Abbiamo pensato a un’architettura allegra, gioiosa, perché in fondo ogni luogo di cultura è un luogo di civiltà, dove ci si ritrova e si partecipa tutti quanti».
Ecco la caratteristica principale del nuovo museo delle scienze trentino: la partecipazione, l’interattività. Un’impronta voluta soprattutto dal direttore del Muse, Michele Lanzinger: «Credo che realizzare un nuovo museo oggi non abbia come fine la selezione e la raccolta rigorosa degli oggetti esposti ma focalizzare l’attenzione sull’esperienza e sulle emozioni che il visitatore può provare».
Già a vederlo da fuori il Muse colpisce per la sua integrazione tra forma architettonica, ambiente alpino e funzione espositiva. Le grandi falde inclinate del tetto ricordano le pareti dolomitiche e sono un’evidente metafora della montagna. Dentro, la struttura dell’edificio – in cui trovano spazio anche bar, biblioteca, sala conferenze, uffici e ben 7 dipartimenti di ricerca – è pensata secondo una successione di spazi e volumi. Su un grande spazio aperto al centro fluttuano riproduzioni di animali e si affacciano i sei piani dell’esposizione permanente.
Il percorso ideale si sviluppa partendo dall’alto, come sulla vetta di una montagna, e scende fino al piano interrato. Racconta al visitatore i diversi habitat naturali al variare dell’altitudine: dai ghiacci perenni del quarto piano (sopra ancora c’è la terrazza panoramica) alla biodiversità alpina del terzo, dall’evoluzione degli ambienti geologici del secondo piano agli uomini preistorici del primo, giù fino al sotterraneo alle origini della vita, con la più grande mostra di dinosauri dell’arco alpino.
Un percorso in verticale. Ma ce n’è anche un altro in orizzontale, che mira ad approfondire il rapporto natura-scienza per uno sviluppo sostenibile del pianeta. Ecco allora che sono state allestite le aree dedicate alla protezione civile, ai cambiamenti climatici, a mostre temporanee. E poi installazioni interattive, laboratori aperti a tutti, spazi sensoriali per i più piccoli. Persino una vera serra tropicale che custodisce le biodiversità animali e vegetali della foresta pluviale africana. Quassù, all’ombra delle Dolomiti.

Max Cassani
08/06/2013

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...