scenari

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http://www.huffingtonpost.it/2013/06/07/enrico-letta-matteo-renzi-patto-governo-contro-silvio-berlusconi_n_3403643.html?utm_hp_ref=italy

Blindare il governo a sinistra, con l’appoggio di Renzi. In vista della “scossa” di Silvio Berlusconi. Che ormai pare solo questione di tempo. Con l’obiettivo di evitare che il congresso del Pd trascini giù l’esecutivo col Caimano. E’ questo il ragionamento che Enrico Letta ha intenzione di condivide con Matteo Renzi quando il sindaco accoglierà Letta in occasione della sua partecipazione alla Repubblica delle idee, sabato a Firenze.

È il “patto” con Renzi il vero fattore di “stabilizzazione” che ha in mente il premier. Una staffetta che prevede la non belligeranza di Matteo verso il governo, in cambio di un appoggio di Letta alla sua candidatura alla guida del Pd, e quindi alla premiership.

È questo che sta dietro la scelta dell’incontro a Firenze. Un’idea maturata da tempo, e su cui sono a lavoro gli ambasciatori del sindaco e del premier. Resa urgente dai segnali belligeranti che arrivano dal Cavaliere. Perché, ragionano a palazzo Chigi, è chiaro che l’intervista al Foglio segna un cambio di clima dell’ex premier nei confronti del governo: “Berlusconi – dicono nella cerchia ristretta – ha preparato lo spartito della rottura. E non sono i processi, né la Corte costituzionale. È l’economia, intesa non come questo o quel provvedimento, ma come guerra alla Germania e alle sue politiche”.

Ecco, uno schema che pare il bis di quello dello scorso autunno. Quando il Cavaliere preparò lo show down su Monti, dopo averlo appoggiato per un anno e avergli offerto la guida del centrodestra, attraverso un crescendo sul governo delle tasse “schiavo di Berlino”. È lo spettro della fine di Monti che serpeggia a palazzo Chigi. Dove l’intervista viene letta e riletta con l’evidenziatore in mano. C’è un passaggio giudicato da brivido: “O la nostra voce alta e forte si farà sentire oppure il governo perderà la legittimazione popolare che l’unità nazionale gli garantisce. Altro che processi”.

È un avviso. Che preannuncia settimane complicate. Anche perché non è sfuggito a Letta che stavolta si sono accodati al coro di sostegno a Berlusconi anche i ministri del Pdl, a partire da Alfano. È una novità. Così come è una novità che, per la prima volta dalla nascita del governo, il Cavaliere non ha usato termini troppo elogiativi sull’esecutivo. E nello spazio di pochi giorni si è passati dal governo come “occasione epocale” alla richiesta di una dichiarazione di guerra alla Germania. È a questo braccio di ferro che Letta ha intenzione di attrezzarsi. Perché sull’approccio europeo davvero non c’è mediazione possibile. Anzi, c’è l’approccio opposto. Quello di una collaborazione con la Merkel.

A palazzo Chigi ricordano che grazie a una intesa con la Germania si è inserito al Consiglio europeo di fine giugno il tema della disoccupazione giovanile. È anche grazie all’azione del governo italiano su Berlino, sin dalla prima visita il giorno della fiducia, che proprio la perfida Merkel ha convocato a Berlino per il 3 luglio i ministri del lavoro di tutta Europa. E che il 14 giugno, prima dell’arrivo di Barroso, si riuniranno a Roma i ministri del Lavoro e dell’Economia dei principali paesi europei: quelli di Italia, Spagna, Francia, e, appunto, Germania. Altro che guerra, è lo schema Letta, o si cambia tutti assieme in Europa, oppure il fallimento è di tutti: “La credibilità dell’Italia – dice la lettiana Paola De Micheli – non si misura nell’andare contro la Merkel, in quello che facciamo e in come vogliamo cambiare”.

Una linea destinata, inevitabilmente, a entrare in collisione con quella del Cavaliere. Quando alzerà il tiro sull’economia, non potendo rompere sulla giustizia. È questa trincea che sta scavando Letta che rispetto a Monti ha ben altri numeri in Parlamento. Ed è per questo che vuole “blindare” il Pd. Le incursioni del Cavaliere rischiano di trasformare il congresso in un referendum sul governo. La De Micheli lo dice chiaramente: “Il tema del congresso non è questo governo, ma la cultura di governo e come si esercita la responsabilità”. E il sostegno pieno al governo è legato, parecchio, al nome di Renzi. È questo il ragionamento che sta dietro all’incontro di Firenze. Che è molto di più di una stretta di mano di benvenuto tra un sindaco e il premier. Quanto i due tengano all’appuntamento lo dimostra anche il lavoro di preparazione dei rispettivi staff, che stanno valutando anche l’idea di un pranzo. Nel linguaggio cifrato della politica il pranzo significherebbe “patto” fatto, mentre il faccia a faccia nello studio del sindaco darebbe l’idea di un lavoro in corso, su uno spartito comune. Anche con Massimo D’Alema l’incontro a palazzo Vecchio segnò un nuovo inizio.

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