Mozione approvata

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Camera dei Deputati, 5 giugno 2013

SILVIA FREGOLENT (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, innanzitutto un grazie non formale a tutti coloro che, tra ieri ed oggi, hanno voluto approfondire questo importante argomento mediante la presentazione di mozioni. La mozione presentata dal Partito Democratico pone con forza la richiesta al Governo di fare scelte concrete e politiche serie per incentivare il trasporto di merci da gomma a ferro.



Il trasporto merci e il transito di persone ha fatto grandi intere civiltà nel passato, nel presente e continuerà ad essere il motore di popoli nel futuro. Ancora oggi, nonostante la crisi economica, l’economia del nostro Paese non è sprofondata nel baratro più totale grazie alla domanda disportazione dei nostri prodotti verso i Paesi stranieri. Dobbiamo capire e comprendere se vogliamo, alla stregua dei Paesi europei più avanzati, soprattutto a quelli che si affacciano sulle Alpi, procedere al transito di merci con trasporto su rotaia o, come avviene oggi, su gomma.
È inutile ricordare che in tutti questi anni di dolorose manovre economiche, i vari governi che si sono succeduti hanno continuato a contribuire con milioni di euro al trasporto su gomma, senza che nessuno parlasse di priorità di investimenti. Possibile che se ne parli solo quando si vuole potenziare una ferrovia?

Il TAV Torino-Lione è utile per l’interscambio economico tra l’Italia e l’ovest europeo, in particolare Francia, Spagna e Gran Bretagna, che è secondo solo a quello con l’area tedesca, ed è in crescita nonostante la crisi. Nel 2011, infatti, gli scambi sono stati dell’ordine di 150 miliardi; se si considerano le relazioni commerciali dirette con la sola Francia, persino nel 2012 le esportazioni sono aumentate del 3 per cento. Non si tratta di beni immateriali ma di autoveicoli, macchinari industriali, abbigliamento, metalli, articoli in materie plastiche, medicinali e preparati farmaceutici. Il volume totale nel 2011 è stato di 42 milioni di tonnellate, superiore a quello che è transitato in Svizzera in 40 milioni di tonnellate. Il numero di merci ora elencate, se non fatte transitare su una moderna linea ferroviaria, con adeguate politiche trasportistiche, non ha come alternativa la vecchia ferrovia con il vecchio tunnel del Frejus, bensì l’autostrada, con colonne di Tir.
Infatti, seppure sono stati compiuti lavori di adeguamento, ultimati nel 2011, questi consentono per qualche anno ancora un servizio penalizzato, in attesa del nuovo tunnel di base, e non eliminano di certo i problemi di fondo della linea storica che sono l’eccessiva pendenza ed il ridotto modulo ferroviario (due motrici, lunghezza massima 550 metri, carico massimo 1.150 tonnellate). Per questo il trasporto delle merci attraverso il tunnel storico del Frejus costa quasi il 50 per cento in più e non è certo un caso che tutti gli altri valichi ferroviari alpini si stiano rinnovando con tunnel di base alla quota pianura.
Quindi la questione non è, come qualche comico ama gridare alle piazze italiane provocando l’ilarità degli istanti, se bisogna far viaggiare la mozzarella o una scatolette di tonno a 300 chilometri orari, ma come far viaggiare quelle merci. Ad oggi viaggiano in autostrada, con Tir, che inquinano, producono emissioni di anidride carbonica e sono sicuramente più energivori del treno e lo saranno sempre più. Infatti, quello che mi sorprende non sia stato sottolineato con altrettanta forza dai promotori del «no», in questa fase, mentre noi stiamo parlando, c’è un raddoppio della galleria autostradale di 13 chilometri, la stessa lunghezza del tratto italiano del tunnel di base, che si sta appunto scavando nella stessa montagna del tunnel geognostico e che sarà pronta fra meno di un anno. Questa galleria autostradale non sta producendo alcuna contestazione né segnalazione di presunte devastazioni ambientali, contestazioni che non sono venute neppure quando da galleria di servizio – come era previsto in origine – è diventata per volere del Governo Monti e Hollande una galleria di esercizio. Il Partito Democratico chiede al Governo di operare per il tunnel autostradale un reale contingentamento del valore del traffico merci ai dati attuali, pena l’invasione della Val di Susa di Tir e in questo caso sì, la devastazione ambientale della Valle sarebbe garantita.
Molti degli interventi che abbiamo sentito in quest’Aula dal fronte del «no» ci sembrano per la verità riferiti più al primo progetto, quello approvato dalla legge obiettivo del 2001, piuttosto che da quello definitivo presentato da LTF a Roma il 29 gennaio 2013. Già, perché il primo progetto, del tutto inadeguato, è stato modificato dalla caparbietà di quelle comunità locali della valle disponibili al dialogo, che direttamente o indirettamente, attraverso i loro esperti, sono stati partecipi di un confronto continuo durante l’intero processo di definizione del progetto all’interno dell’Osservatorio Torino-Lione che, dal 12 dicembre 2006 al 29 gennaio 2013, ha visto riunirsi in 204 sedute, con dieci gruppi di lavoro, 300 audizioni, di cui 65 internazionali, nel cui ambito sono state considerate 11 alternative di tracciato e infine è stato individuato il corridoio migliore.
Il progetto della nuova linea, assolutamente realistico, sarà attuato per fasi ed è stato studiato in tutti i minimi dettagli. In questa prima fase si realizzerà l’opera chiave: il tunnel di base, da Susa-Bussoleno a Saint Jean de Maurienne, lungo 57 chilometri, 45 chilometri in territorio francese e 12 soli, per l’appunto, in territorio italiano. In questa fase, fino al 2035, la Val di Susa non è toccata da nessun’altra opera, utilizzando la linea storica fino alla saturazione della sua capacità. Pertanto vorrei rassicurare i colleghi che l’amianto era presente nel Monte Musiné, ossia nel progetto del 2001, e non nel massiccio dell’Amben, presente nel progetto definitivo e presente nel tunnel autostradale che si sta scavando in questo momento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Tra l’altro questi dati sono ovviamente disponibili perché vengono dalle carte geologiche regionali e da ARPA Piemonte – sezione amianto.
La TAV è utile per creare posti di lavoro, per questo è stata valutata positivamente dal maggior sindacato italiano, la CGIL, che, per voce del suo segretario generale, Susanna Camusso, ha sostenuto che il Paese ha un bisogno disperato di investimenti, come la TAV, per favorire l’occupazione. Solo chi non conosce la realtà occupazionale in provincia di Torino può ritenere irrilevanti i mille posti di lavoro diretto nei cantieri per dieci anni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) e almeno due o tre mila nell’indotto, con un effetto che può valere quasi un punto di prodotto lordo regionale, oltre ai centocinquanta o duecento posti lavoro permanenti in Val di Susa.
Da alcuni colleghi sono stati indicati come motori della volontà di realizzare l’opera interessi specifici del PD, con le cooperative vincitrici di appalti e, inoltre, è stata denunciata la possibile infiltrazione della criminalità organizzata. Forse, i colleghi ignorano che è stato costituito un gruppo interforze TAV, denominato GITAV, costituito dalla direzione investigativa antimafia e da tutte le strutture dello Stato predisposte al contrasto della criminalità organizzata, che hanno il compito di vigilare sulle società vincitrici di appalti, in modo da evitare infiltrazioni mafiose e che controllano pertanto la bontà dell’aggiudicazione degli appalti stessi.Per questi motivi e per altri che sono contenuti nella nostra mozione,noi daremo ovviamente parerefavorevole sulla mozione che vede come primo firmatario il presidente Speranza.
Mi permetta di concludere, signor Presidente, con un pensiero ai lavoratori del cantiere di Chiomonte, alle forze dell’ordine, ai magistrati, ai sindaci dei comuni che si sono rifiutati di adottare il pensiero unico del «no», rischiando continue minacce rivolte a loro e ai loro cari (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente). Un dibattito come quello avvenuto in quest’Aula, in Val di Susa potrebbe essere garantito, come è accaduto in un recente passato, solo con un dispiego folle di forze dell’ordine, non degno di un Paese dove il libero pensiero è stato frutto di una dura lotta contro il pensiero unico di una dittatura e voluto dai Padri costituenti con il voto della sua grande Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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