Matteo Iori

Matteo Iori

http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2013/05/24/news/cosi-ho-smascherato-la-lobby-delle-slot-1.7118612

Anche adesso che tutti i media gli fanno la corte come «l’uomo che fa tremare l’industria del gioco d’azzardo», anche adesso che ha fatto i nomi di tutti i politici che avrebbero favorito la lobby delle videolottery e delle slot machine, Matteo Iori non si scompone.


«Anche Le Iene vogliono intervistarmi – dice nascondendo l’imbarazzo con un sorriso – ma tutto quello che sapevo, l’ho messo per iscritto nel dossier che ho consegnato ai parlamentari». E proprio da quel dossier del Conagga (il coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo, di cui Iori è il presidente), citato a piene mani due giorni fa nell’aula di Palazzo Madama, dal senatore del Movimento 5 Stelle Giovanni Endrizzi, è nato tutto il putiferio sui legami tra politica e industria delle slot.

Un dossier che fa discutere, quello che lei ha redatto. Com’è nato?
«Da tempo sollevo pubblicamente forti perplessità sul fatto che le industrie del gioco d’azzardo finanzino la politica o singoli parlamentari. L’ho fatto nel libro “Ma a che gioco giochiamo” che abbiamo pubblicato nel dicembre 2011, l’ho fatto l’11 febbraio scorso quando ho presentato in Senato una relazione specifica su questo tema, e l’ho fatto con alcune considerazioni successive al nuovo governo Letta. Purtroppo in questi anni ho notato che certe notizie faticano a trovare spazio nei mass media e sono ben poche le trasmissioni o i giornali che hanno scelto di approfondire questi temi».

Lei che idea s’è fatto in proposito? Le lobby sono potenti fino a questo punto?
«Non ho elementi per affermarlo. Mi chiedo se questo sia esclusivamente dovuto al fatto che non siano notizie rilevanti, oppure se può influire il fatto che in un momento economico di grande crisi non sia facile mettere nel mirino le grandi industrie del gioco d’azzardo che ogni anno muovono decine di milioni di euro in pubblicità su giornali e televisioni: oltre 70 milioni nel solo primo semestre del 2012».

Del resto, se – come dice nel suo dossier – queste multinazionali del gioco arrivano a pagare i politici…
«Non sono contrario a priori al finanziamento delle aziende private alla politica. Anche se ho due obiezioni, di metodo e di merito».

Sentiamo…
«Per quanto riguarda il metodo mi chiedo che senso abbiano queste sponsorizzazioni alla politica, ancorché assolutamente legali a partiti o fondazioni vicine a partiti in un Paese nel quale vige ancora il finanziamento pubblico ai partiti».

E nel merito? Qual è la sua obiezione?
«Ci sono alcuni temi che lo Stato ha ritenuto opportuno mettere sotto il proprio monopolio, a causa della loro delicatezza. Proprio per questo motivo ritengo inappropriato il finanziamento delle aziende che per business lavorano su questi temi, in quanto potrebbe influenzare eventuali scelte governative. Il Parlamento dovrebbe legiferare con l’unica attenzione al bene del proprio Paese e dei propri cittadini, e questo genere di finanziamenti ottengono due risultati nefasti: non solo rischiano di rendere sospette eventuali scelte dei rappresentanti politici, ma a prescindere dalle scelte fatte, danno anche ai cittadini l’idea di una politica “con le mani in pasta” e questo non può che aumentare il preoccupante sentimento di “antipolitica” che sta crescendo nel nostro Paese».

Nel mirino di Matteo Iori sono finiti tutti i partiti. Ce n’è persino per il governo Letta.
«Come ho avuto occasione di scrivere precedentemente nell’attuale governo siedono sette ministri (compreso il primo ministro), facenti parte di una fondazione finanziata anche dalle industrie del gioco d’azzardo».

Lei nel suo dossier fa riferimento alla fondazione Vedrò che organizza gli eventi promossi dal premier Letta. Qualcuno potrebbe obiettare che il suo sia un processo alle intenzioni…
«Non accuso nessuno. Registro certe vicinanze. E certe scelte del premier che non mi convincono…».

Ad esempio?
«Ad esempio, come sottosegretario all’economia è stato scelto di nuovo Alberto Giorgetti, che già nel governo Berlusconi ebbe questo ruolo e con esso anche la delega ai giochi d’azzardo. Giorgetti non ha mai nascosto la sua vicinanza al settore del gioco e nel marzo scorso sostenne preoccupato che “una demonizzazione oltre che un’eventuale iniziativa maldestra sulle slot machine porterebbe a un calo delle entrate per lo Stato”. Sia chiaro che penso che i finanziamenti delle industrie del gioco ad una fondazione politica non significhino corruzione e neppure io sostengo sensato un movimento ideologico di demonizzazione sul gioco d’azzardo, ma in un contesto in cui il gioco d’azzardo continua a crescere e a coinvolgere sempre più persone e soprattutto le persone più fragili, vorrei essere sicuro di avere al governo qualcuno che abbia attenzione altissima su questo fenomeno e alle sue conseguenze sociali».

Sta chiamando in causa l’ormai ex sindaco di Reggio e ora ministro Graziano Delrio?
«Spero che alcuni ministri, Delrio in primis, possano fungere da garanti sulle future scelte legislative. Penso a Delrio non solo perché si è sempre dimostrato degno di grande stima, ma anche perché proviene da un’esperienza di amministrazione di territorio; un sindaco sa cosa significa avere sale per giochi d’azzardo che continuano ad aprire nella propria città, e sa anche che queste spesso coinvolgono eccessivamente persone con fragilità sociali».

Lei ha sfiorato il tema del proliferare – anche a Reggio – delle sale giochi. Delrio, da sindaco, scriveva al governo chiedendo di dotare i comuni di strumenti atti ad arginare il fenomeno, ma non s’è visto nulla.
«E spero che il vento cambi anche in questo ambito. Anche in questo caso, però, occorre farsi un’altra domanda: è sensato demonizzare gli esercenti che hanno acquistato con fior di quattrini le licenze per sale videolottery o invece sarebbe più opportuno chiedersi chi ha venduto loro queste licenze con la promessa di grandi guadagni?»

Questo non sembra un processo alle intenzioni. Par di capire che lei ce l’abbia con qualcuno in particolare..
«La situazione che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni a Reggio è comune a moltissime altre città e ha una spiegazione storica».

E quale sarebbe?
«Dopo il terremoto dell’Abruzzo, il governo Berlusconi mise in vendita 56 mila licenze per videolottery a 15 mila euro l’una; incassò oltre 860 milioni di euro che in massima parte dovevano essere destinati alla ricostruzione dell’Aquila.Ha senso solo chi acquistò queste licenze e oggi vuole far valere i propri diritti, o ha più senso chiedersi chi davvero ha promosso e incentivato questo contesto? Tantopiù che, come dichiarato il 10 aprile scorso da Massimo Cialente sindaco dell’Aquila, i soldi previsti dai giochi d’azzardo per la ricostruzione non sono mai arrivati a destinazione. Ma questa, purtroppo, è un’altra storia…

massimosesena

©RIPRODUZIONE RISERVATA

24 maggio 2013

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