The Eurosleepwalkers

sleepers

http://www.huffingtonpost.it/2013/05/24/economist-i-leader-ue-come-sonnambuli_n_3331102.html?1369403964&utm_hp_ref=italy

Un gruppo di sonnambuli che cammina ignaro verso il precipizio. È così che l’Economist vede i leader europei, da Angela Merkel ad Enrico Letta.


“Forse non ve ne siete accordi – si legge nell’editoriale – ma questa settimana c’è stato un summit dell’Unione Europea”. Un meeting – nella lettura del settimanale finanziario – tra sonnambuli, che invece di affrontare il burrone verso cui si sta dirigendo l’Ue preferiscono raccontarsi la favola di una crisi già relegata al passato.

I leader europei – argomenta l’Economist – sembrano essersi dimenticati della crisi, e già non si parla più di dissoluzione dell’euro. In realtà, stanno marciando come sonnambuli verso l’orlo del precipizio. È il senso della copertina dell’ Economist in edicola oggi, che mostra Angela Merkel in testa ad un drappello con Hollande, Rajoy, Barroso, Passos Coelho e Van Rompuy alla sua sinistra e Draghi, Letta e Samaras alla sua destra: tutti in marcia verso lo strapiombo. Titolo: “The sleepwalkers” (i sonnambuli, appunto). Sottotitolo: in attesa di un disastro europeo.

Nell’editoriale del settimanale economico britannico si osserva che in generale “la somma dell’indebitamento di governi, privati e imprese è ancora eccessivo”, che “le banche sono sottocapitalizzate e gli investitori internazionali si preoccupano per le perdite ancora da determinare” e che se anche “gli interessi sono bassi, le aziende dell’Europa del sud soffrono per una crudele stretta creditizia”.

L’Economist scrive anche che “i mercati finanziari sono stati anestetizzati da quando Mario Draghi ha promesso ‘di fare qualsiasi cosa serva’ per proteggere l’euro del collasso” e che la mossa del presidente della Bce ha dato sia tempo che mezzi per combattere la speculazione. Ma al contrario i leader politici non riescono a trovare una via di uscita per “riforme ordinate”.

“E se i leader dell’eurozona inciampassero? Come il Giappone – conclude l’Economist – l’Europa sarà in ombra per gli anni a venire. Il costo sarà misurato in termini di disillusione, comunità sociali arrugginite e vite sprecate. Ma a differenza del Giappone, l’Eurozona non ha coesione. Per tutto il tempo che stagnazione e recessione stresseranno la democrazia, l’eurozona rischia un fatale rigetto popolare. Se i sonnambuli tengono alla loro valuta e alla loro gente, devono svegliarsi”.

“Qualcuno chiami un’ambulanza per sonnambuli”, invoca l’Economist. Il Prodotto Interno Lordo dell’Eurozona continua a restringersi, e il turbamento si sta espandendo anche a paesi chiave come la Finlandia e l’Olanda. Le vendite al dettaglio stanno calando. La disoccupazione, superiore al 12%, è un record, basti pensare che più di una persona su quattro in Spagna è senza lavoro. Nonostante i tagli alla spesa, i deficit restano persistenti e alti. Di fronte a un quadro così grave – osserva l’Economist – la calma ostentata a Bruxelles è un segno non tanto di convalescenza, quanto piuttosto di decadenza.

“Per il bene di tutti – si legge ancora nell’editoriale – i leader europei devono scuotersi dal loro letargo. Devono capire che se non agiscono, l’Eurozona rischia di andare in pezzi”. “Dopo anni di crisi, la lista delle cose da fare è chiara”. Il compito più urgente – sostiene l’Economist – consiste nel troncare il legame tra banche e governi troppo deboli per supportarle. Era questo lo scopo dell’unione bancaria approvata lo scorso anno. Ora che la pressione si è allentata, però, l’unione si è ritrovata intrappolata in una serie di tecnicismi. “Questo ritardo è altamente dannoso”, avverte l’Economist. “Le banche europee hanno bisogno di fondi con qualsiasi strumento. L’America ha recuperato prima dell’Europa non solo perché è stata meno austera, ma anche perché ha riorganizzato le sue banche in maniera tale che potessero fare di nuovo dei prestiti”.

L’immobilità dei “sonnambuli” non deriva certo dalla mancanza di cose da fare, prosegue l’editoriale, quanto piuttosto dalla mancanza della “volontà” di farle. L’Economist individua almeno due ragioni per questo immobilismo. Da un lato le elezioni di settembre in Germania. Dall’altro, il risentimento diffuso degli elettori europei verso i propri politici in generale e l’Unione europea in particolare. Spendersi per l’Ue, insomma, non sembra convenire troppo ai leader europei, che però così rischiano di piombare, bellamente, giù dal burrone.

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